Trascrizione completa di “Quando lo Stipendio Finiva: 12 Cene Povere degli Anni '70 (e Quanto Costavano in Lire)”. Clicca su un timestamp per aprire il video in quel punto. Ti serve un altro video? Usa il generatore di trascrizioni YouTube.
0:00 Torino, venerdì 22 febbraio 1974. Nel borsellino di mia madre ci sono 1000 lire. 1000 lire e 6 giorni allo stipendio di mio padre. In casa siamo in cinque. >> [musica] >> Mio padre lavora alla FIAT, a Mirafiori, alla catena di montaggio. Mia madre è arrivata da Bitonto, in Puglia, con una valigia di cartone e un quaderno di ricette che non ha mai [musica] aperto, perché le sapeva tutte a memoria. In questo video ti racconto cosa cucinava mia madre in quegli ultimi 6 giorni del mese. 12 piatti, uno dopo l'altro, con quanto costavano in lire. E alla fine ti racconto il tredicesimo. [musica] Quello che mangiava lei, quando pensava che nessuno la guardasse. >> [musica] >> Venerdì sera.
0:45 Mia madre apre la credenza, guarda dentro per un lungo momento e poi la richiude. [musica] Io avevo 11 anni e già capivo cosa voleva dire quello sguardo. >> [musica] >> Voleva dire "Si comincia". Il primo piatto della settimana corta era sempre lo stesso. [musica] Pasta e patate. Mia madre comprava un chilo di patate dal fruttivendolo all'angolo, 150 lire. Le tagliava a cubetti piccoli, [musica] tutti uguali, e le metteva a soffriggere con un po' di cipolla e una crosta [musica] di formaggio che teneva da parte da settimane, avvolta in un panno. Poi l'acqua [musica] e dentro la pasta mista. Sai quale? Quella che il droghiere vendeva sfusa, i pezzi [musica] rotti rimasti in fondo ai sacchi. Costava meno e nella pasta e patate
1:30 andava benissimo. >> [musica] >> Il segreto era non scolarla mai. La pasta cuoceva dentro le patate, le patate si sfacevano e alla fine veniva una crema densa che stava in piedi sul cucchiaio. Senza panna, [musica] senza burro, solo pazienza e un cucchiaio di legno. Mio padre tornava dal turno con le mani ancora nere di grasso. [musica] Si lavava al lavandino della cucina, si sedeva e diceva sempre la stessa frase. "Concetta, >> [musica] >> questa è meglio del ristorante". E lei finta di non sentirlo, ma sorrideva. 150 lire per sfamare cinque persone. Nel borsellino ne restano 850. Sabato a pranzo. In un angolo della cucina c'era un sacchetto di stoffa appeso a un chiodo.
2:17 Era il sacchetto [musica] del pane vecchio. A casa nostra il pane non si buttava mai. Se ne cadeva una fetta per terra, mia madre la raccoglieva, la baciava. E la rimetteva sul tavolo. Lo faceva anche mia nonna, giù al paese. Con quel pane duro, il sabato, si faceva il pancotto. Mia madre metteva a bollire l'acqua con uno spicchio d'aglio, una foglia di alloro e un pomodoro schiacciato, se c'era. Poi ci buttava dentro il pane a pezzi e lo lasciava andare, piano piano, finché non diventava una zuppa morbida. Alla fine un filo d'olio buono, >> [musica] >> quello che arrivava da Bitonto in una latta, con il pacco della nonna. E una grattata di pecorino, se ne era rimasto. Mia sorella Rosa, che aveva 15 anni e si sentiva già una signorina,
3:03 diceva che il pancotto era roba da poveri. Mia madre le rispondeva: "Il pancotto è da chi sa cucinare. I poveri sono quelli che buttano il pane". >> [musica] >> Quel pranzo non costò niente, zero lire. Il pane era già pagato, l'olio era della nonna, l'acqua era del rubinetto. Nel borsellino restano ancora 850 lire. E mia madre [musica] quel giorno era quasi contenta. Sabato sera, per noi [musica] bambini il sabato sera doveva essere speciale, anche alla fine del mese. Mia madre lo sapeva. E allora faceva le polpette. Solo che non c'era la carne, c'era il pane. [musica] Il pane vecchio finiva a bagno in una scodella d'acqua, poi lei lo strizzava con le mani, forte, [musica] finché non restava una palla umida.
3:48 Ci aggiungeva due uova, comprate [musica] quel pomeriggio dalla lattaia, 50 lire l'una. Un pugno di pecorino grattugiato, il prezzemolo, uno spicchio d'aglio tritato finissimo. >> [musica] >> E impastava tutto con le mani, come faceva con il pane. Poi le friggeva, una alla volta, nella padella di ferro nero. L'odore saliva per le scale del palazzo. >> [musica] >> I vicini del terzo piano, che erano veneti, una volta bussarono per chiedere la ricetta. Mia madre gliela diede, ma non disse mai che dentro non c'era carne. Noi le mangiavamo calde, con le mani, una dopo l'altra. Erano croccanti fuori e morbide dentro e sapevano di formaggio. >> [musica] >> Mio fratello Peppino, che aveva 6 anni, era convinto che fossero le polpette più buone del mondo. >> [musica]
4:34 >> Forse aveva ragione. Due uova, 100 lire. Nel borsellino ne restano 750. E prima di andare avanti, una cosa. Se anche a casa tua si facevano le polpette di pane o un piatto così, scrivimi nei commenti come lo chiamavate e da dove vieni. >> [musica] >> Leggo tutto e tanti di voi mi hanno già raccontato piatti che non conoscevo. Domenica 24 febbraio. Era una domenica a piedi. >> [musica] >> Per la crisi del petrolio, il governo aveva vietato le automobili la domenica e Torino era silenziosa come un paese di montagna. >> [musica] >> Corso Unione Sovietica, che di solito era un fiume di 600 e di 500, era pieno di gente in bicicletta [musica] e di bambini sui pattini. Ma la domenica, a casa nostra, [musica]
5:19 il ragù era sacro. E il ragù si fa con la carne. E la carne, il 24 [musica] del mese, non c'era. Allora, mia madre faceva il sugo finto. >> [musica] >> Si chiamava così perché faceva finta di essere ragù. Soffriggeva lentamente cipolla, carota [musica] e sedano tritati piccolissimi, con tanto olio. Poi un barattolo di pelati, >> [musica] >> 120 lire, e lo lasciava cuocere due ore a fuoco bassissimo, con il coperchio un po' storto. Il segreto era il tempo. Il sugo diventava scuro, dolce, denso. Sapeva di carne, anche se la carne non l'aveva mai vista. A mezzogiorno lo mettevamo sui rigatoni, con il pecorino sopra. Mio padre faceva la scarpetta nel piatto, poi nella pentola, poi alzava
6:05 gli occhi e diceva: "Ma la carne dove l'hai nascosta?". >> [musica] >> Era uno scherzo che faceva ogni volta. E ogni volta noi ridevamo. Mia madre, però, ne teneva da parte una ciotola con un piatto sopra. "Vedrai perché". 120 [musica] lire. Nel borsellino ne restano 630. Domenica sera. >> [musica] >> Dopo il pranzo della domenica, a casa nostra la cena quasi non esisteva. E alla fine del mese ancora meno. La domenica sera si mangiava pane e latte. Mia madre comprava mezzo litro di latte, 100 [musica] lire. Nella bottiglia di vetro con il tappo di stagnola. Lo scaldava in un pentolino ammaccato e lo versava nelle tazze grandi, quelle con i fiori sbiaditi. >> [musica] >> Un cucchiaio di zucchero e un goccio di caffè d'orzo per il colore. Poi ognuno
6:52 di noi spezzava il pane vecchio dentro la tazza con le mani e aspettava [musica] che diventasse morbido. Lo mangiavamo davanti alla televisione. La domenica sera c'era il varietà sul programma [musica] nazionale. E mio padre si addormentava sulla sedia prima della fine con la tazza ancora in mano. Oggi sembra una colazione, non una cena. [musica] Ma in tantissime case italiane, in quegli anni, la domenica sera [musica] finiva così. Una tazza calda, il pane del giorno prima. La televisione [musica] in bianco e nero accesa. E il lunedì che si avvicinava. Mezzo litro di latte, 100 [musica] lire. Nel borsellino ne restano 530. E mancano ancora 4 giorni. Lunedì. [musica] Il lunedì, a casa nostra, arrivava sempre lui. Il pacco della nonna.
7:39 >> [musica] >> Una volta al mese, da Bitonto, partiva una scatola di cartone legata con lo spago. Dentro c'erano sempre le stesse cose. >> [musica] >> Una bottiglia d'olio avvolta nei giornali, un pezzo di pecorino, le friselle. E un sacchetto di fagioli secchi del suo orto. Mia nonna non sapeva scrivere bene, ma su ogni sacchetto metteva un biglietto con quattro parole. "Mangiate". "Vi voglio bene". Con quei fagioli si faceva la pasta e fagioli. >> [musica] >> La sera prima mia madre li lasciava a bagno in una pentola d'acqua. La mattina li faceva cuocere per ore con sedano, cipolla e una crosta di formaggio. Sedano e cipolla dal fruttivendolo, 60 lire. A metà cottura ne prendeva un mestolo e lo schiacciava con la forchetta
8:25 >> [musica] >> per rendere tutto più cremoso. Poi la pasta, i ditalini, direttamente dentro. >> [musica] >> Noi la mangiavamo a pranzo, tornati da scuola, mio padre la sera, dopo il turno [musica] e tutti sanno che la pasta e fagioli il giorno dopo è ancora più buona. Il giorno dopo però, a casa nostra non ne avanzava mai. >> [musica] >> 60 lire, nel borsellino ne restano 470. Lunedì sera. [musica] Ti ricordi la ciotola di sugo finto che mia madre aveva messo da parte la domenica? [musica] E i rigatoni avanzati? Mia madre non dimenticava niente. Il lunedì sera nasceva [musica] la frittata di pasta. Prendeva i rigatoni freddi, già conditi con il sugo, e li metteva in una grande scodella. Ci rompeva sopra tre uova, 150 lire, che
9:12 per noi era una spesa importante. [musica] Una grattata di pecorino, una macinata di pepe. Poi versava tutto nella padella di ferro, ben calda, [musica] con un filo d'olio. Il momento più importante era girarla. >> [musica] >> Mia madre metteva un piatto sopra la padella, lo teneva fermo con una mano e con un colpo secco la rovesciava. >> [musica] >> Noi bambini stavamo intorno ai fornelli, in silenzio, come davanti a un numero del circo. Non l'ho mai [musica] vista sbagliare una volta. Veniva fuori una torta dorata, croccante fuori e morbida dentro, con i rigatoni che si vedevano nel taglio. >> [musica] >> La tagliavamo a spicchi, come una pizza, e quello che avanzava diventava la merenda del giorno dopo, avvolta nella carta del pane. Tre uova, 150 lire.
9:58 Nel borsellino ne restano 320. E mia madre quella sera contò le monete due volte. Martedì. A metà settimana il formaggio era finito. E per una famiglia del sud, la pasta senza formaggio è quasi un'offesa. >> [musica] >> Ma al sud, da secoli, c'era una soluzione. La chiamavano il formaggio dei poveri. Era il pane. Mia madre prendeva il pane più duro, quello che ormai non si poteva neanche bagnare, e lo grattugiava con la grattugia di latta. Poi lo tostavo in padella con un filo d'olio e uno spicchio d'aglio, mescolando sempre finché la mollica non diventava dorata, croccante [musica] e profumava come una cosa preziosa. A Bitonto la chiamavano la mollica. >> [musica] >> In Sicilia, la muddica.
10:45 Intanto cuocevano gli spaghetti, conditi con olio, aglio [musica] e un pizzico di peperoncino. E alla fine, sopra ogni piatto, una manciata generosa di mollica [musica] tostata. Scricchiolava sotto i denti, sembrava formaggio, ma era più buona. Io, a 11 anni, pensavo che fosse un piatto inventato da mia madre. >> [musica] >> Molti anni dopo, l'ho trovato nel menù di un ristorante elegante di Milano. Con un nome lunghissimo. Mia madre, quando gliel'ho raccontato, ha riso per 10 [musica] minuti. Quel pranzo non costò niente. Nel borsellino restano 320 lire. Martedì pomeriggio, mia madre mi prese per mano, prese un sacchetto e un coltellino e mi disse >> [musica] >> "Andiamo a fare la spesa". Io non capivo.
11:30 Non andavamo verso i negozi, andavamo verso i prati. Dietro le case popolari, lungo il torrente Sangone, c'erano campi incolti. E in quei campi, a febbraio, cresceva la cicoria selvatica. Mia madre la riconosceva da lontano. Si chinava, [musica] tagliava la pianta alla radice, scuoteva la terra e la metteva nel sacchetto. Io la imitavo e sbagliavo sempre. Raccoglievo l'erba sbagliata e lei, senza dire niente, la buttava [musica] e me ne indicava un'altra. A casa, la cicoria veniva lavata tre volte, bollita [musica] e poi ripassata in padella con olio, aglio e peperoncino. Si mangiava così o in brodo con il pane dentro. [musica] Era amara. Ma era un amaro buono, pulito, che sapeva di campagna.
12:16 Per il [musica] pane, quel giorno mia madre andò dal fornaio e disse soltanto "Segnate". Il fornaio aveva un quaderno con la copertina nera e scrisse il nostro nome e la cifra. >> [musica] >> Si pagava tutto il giorno dello stipendio. In quegli anni quasi ogni famiglia operaia aveva il suo nome scritto su un quaderno così. Cicoria dei prati gratis. >> [musica] >> Nel borsellino restano ancora 320 lire. Mercoledì [musica] a pranzo c'erano le uova in purgatorio. Il nome, da bambino, mi faceva paura. Mia madre mi spiegava che le uova, bianche e gialle, sembravano anime immerse nel fuoco [musica] rosso del sugo e che in purgatorio si soffre un po', ma poi si va in paradiso. "Come noi a fine mese" diceva.
13:01 Era il piatto più veloce della settimana. >> [musica] >> Un po' di pomodoro, un filo d'olio, uno spicchio d'aglio e un pizzico [musica] di sale nella padella. Quando il sugo cominciava a bollire, mia madre faceva due piccole conche con il cucchiaio e ci rompeva dentro due uova. 100 lire. Poi il coperchio e 3 minuti, [musica] non uno di più. Il tuorlo doveva restare morbido. Due uova per cinque persone non sono tante [musica] ma il segreto era il pane. Il sugo era tanto e si mangiava inzuppandoci il pane, a turno, dalla stessa padella messa al centro del tavolo. Peppino cercava sempre di prendersi il tuorlo intero. >> [musica] >> Mia sorella gli dava uno schiaffetto sulla mano. Oggi un piatto quasi uguale lo servono
13:49 nei locali alla moda, con un nome straniero, a €15. A casa nostra costava 100 lire. >> [musica] >> Nel borsellino restano 220 lire. Mercoledì sera >> [musica] >> mio padre era di Bitonto come mia madre, ma dopo 10 anni di Torino aveva imparato una cosa dai piemontesi, la polenta. Mezzo chilo di farina gialla costava 120 lire e con mezzo chilo mangiava tutta la famiglia. Mia madre la versava a pioggia nell'acqua bollente, nella pentola di rame che era stata un regalo di nozze >> [musica] >> e poi cominciava a girare. 40 minuti con il bastone di legno, senza mai fermarsi. Quando il braccio le faceva male, passava il bastone a me. >> [musica] >> Quando era pronta, la rovesciava sulla spianatoia di legno al centro del
14:35 tavolo. Una montagna gialla e fumante. Mio padre la tagliava con un filo di cotone, [musica] come gli avevano insegnato i colleghi piemontesi. E sopra, ti ricordi l'ultimo sugo finto della domenica? Era lì, in fondo alla ciotola, conservato per questo momento. >> [musica] >> Mia madre lo scaldava con un goccio d'acqua per allungarlo e lo versava sopra. >> [musica] >> Ognuno ne aveva un cucchiaio. Bastaba. Al sud la polenta non si mangiava. Al nord [musica] nessuno conosceva il sugo finto. Sulla nostra spianatoia, quella sera, c'erano tutte e due le Italie. 120 lire. Nel borsellino ne restano 100 e manca un giorno. Giovedì 28 [musica] febbraio. L'ultimo giorno. Nella credenza c'erano mezzo pacco di
15:20 spaghetti, una [musica] testa d'aglio, l'olio della nonna e un peperoncino secco appeso al chiodo. Quel giorno si mangiavano spaghetti [musica] aglio, olio e peperoncino. Oggi lo chiamano il piatto di mezzanotte, quello degli studenti e dei cuochi dopo il lavoro. >> [musica] >> Per noi era il piatto dell'ultimo giorno. Mia madre faceva imbiondire l'aglio nell'olio piano. Perché se l'aglio brucia, diventa amaro e il piatto è rovinato. Poi il peperoncino sbriciolato con le dita. Poi gli spaghetti al [musica] dente con un mestolo di acqua di cottura e tanto movimento della padella finché l'olio e l'acqua non diventavano una salsa. Mangiavamo in silenzio. Non perché fossimo tristi. >> [musica] >> Era un silenzio di attesa.
16:05 Perché quella sera, verso le 6:00, sarebbe arrivato mio padre con la busta paga. La busta paga era una busta di carta marrone con i soldi veri dentro. Mio padre la posava sul tavolo della cucina ancora chiusa, davanti a mia madre. Era un piccolo rito. >> [musica] >> Lei la apriva, contava e il viso le cambiava. Quel pranzo non costò niente >> [musica] >> e nel borsellino restavano ancora 100 lire. Ti starai chiedendo a cosa servissero. Adesso ti racconto il tredicesimo piatto, [musica] quello che non ho mai visto in nessun libro di cucina. Per tutta la settimana mia madre si sedeva a tavola per ultima. >> [musica] >> Serviva prima mio padre, poi noi bambini, poi si sedeva lei e nel suo piatto c'era sempre meno. [musica] Se le chiedevi perché, rispondeva
16:52 "Ho assaggiato mentre cucinavo, sono già piena". Quel mercoledì notte mi alzai per bere un bicchiere d'acqua. La cucina era buia, c'era solo la piccola luce sopra i fornelli >> [musica] >> e vidi mia madre, in piedi, davanti alla pentola vuota della polenta. Con un pezzo di pane raschiava il fondo, dove la polenta si era attaccata e bruciacchiata, e lo mangiava così, in piedi, >> [musica] >> in silenzio. Quello era il suo piatto. La crosta della pentola, >> [musica] >> il fondo del sugo, il pane raccolto ai bordi dei nostri piatti. Per anni l'ha fatto >> [musica] >> e per anni noi non ce ne siamo accorti. Non le dissi niente, tornai a letto, ma da quella notte, quando avanzava una polpetta, >> [musica] >> la mettevo da parte per lei.
17:37 E le 100 lire? Quella sera, quando mio padre arrivò con la busta paga, mia madre gliele mise in mano e gli disse "Domani prenditi il caffè al bar con i [musica] tuoi compagni di lavoro, te lo sei meritato". Mio padre non disse niente, l'abbracciò davanti a noi, [musica] una cosa che non faceva quasi mai. Sono passati 50 anni. Mia madre ha continuato a cucinare la pasta e patate anche quando i soldi c'erano, anche quando potevamo permetterci [musica] la carne tutti i giorni. Diceva che certi piatti non si cucinano perché si è poveri, si cucinano [musica] per ricordarsi chi si era. Oggi, se fai i conti con quello che costa una cena per due in pizzeria, [musica] faresti tutta la settimana corta di mia madre. Pasta e patate, pancotto, polpette di
18:25 pane, sugo finto, pasta e fagioli, frittata di pasta, la mollica, [musica] la cicoria, le uova in purgatorio, la polenta, l'aglio e olio. >> [musica] >> Meno di €30 per cinque persone per sei giorni. Ma il punto non era questo. Il punto era quella cucina, la luce sopra i fornelli e una donna arrivata dal sud con una valigia di cartone che non ci ha mai fatto sentire poveri. Neanche una volta. Se anche tu hai avuto una madre, una nonna che faceva miracoli con 1000 lire, scrivimelo nei commenti. >> [musica] >> Dimmi il suo nome e il piatto che ti cucinava. Mi piacerebbe che questo video diventasse un posto dove le ricordiamo tutte. E se queste storie ti piacciono, iscriviti al canale. Qui torniamo ogni settimana nell'Italia
19:12 di una volta. Ciao e grazie di essere rimasto con me fino alla fine. >> [musica] [musica]